I PASSERI DI UNA SERA

ARNALDO LO TUFO

Frammenti del mio Diario

I PASSERI DI UNA SERA

Copertina di Biagio Tramaglino Proprietà riservata ISBN 978-88-902864-4-5 12 Ottobre2009 ©Edizioni Trisauro C/da San Nicola, 9 – 87042 Altomonte (cs) [email protected] e-mail del Autore: [email protected] [email protected]

I Passeri di una sera-1 

IMG_0032Biografia Arnaldo Lo Tufo nasce il 30 Luglio del 1954 a Morano Calabro uno dei borghi più belli d’Italia, da una famiglia numerosa, suo padre operaio e la madre bracciante agricola ma entrambi con l’unico pensiero crescere i loro figli. Arnaldo già alla tenera età di sette anni dovette darsi da fare nella bottega di uno stagnino, poi, a dieci anni, si trasferisce presso una famiglia di origine Albanese, a Frascineto, dove ha vissuto per circa quattro anni. Il ventidue di Agosto del 1968, però scappa via da quella famiglia e capisce che è arrivato il momento di tornare dai suoi genitori. A loro Arnaldo promette di impegnarsi nel lavoro, ma non basta! Grazie alla volontà e alla curiosità innata il giovane riprende gli studi. Alla fine della sua giornata di lavoro, sacrificando il tempo libero, frequenta i corsi serali e consegue diversi titoli: dalla licenza media inferiore alla qualifica di disegnatore Edile. Il suo impegno e la sua dedizione gli permisero di conseguire diverse specializzazioni tra cui in istruttore di guida. Appassionato di sport e in particolare di arti marziale conseguono il grado di cintura Nera II°dan e la qualifica di allenatore. Il forte interesse che nutre per la fotografia col passare del tempo si trasforma in una vera e propria passione. Questo lo porta a partecipare a tre mostre fotografiche vincendole tutte e tre a Morano conseguendo anche un premio popolare come miglior rappresentazione. La fotografia, aiuta Arnaldo a capire, tra uno scatto al’altro capisce che è arrivato per lui il momento di trasmettere tutte le sensazioni, le emozioni, i ricordi in versi e strofe e quindi si dedica alla poesia: arte sublime. Nel 1971 incomincia a scrivere alcune poesie, dediche e preghiere e ne recita alcune in una trasmissione di Radio Pollino. Nel 1973 scrive un soggetto per un romanzo con il titolo “Ho Sposato un Fantasma”, che fu pubblicato sulla rivista “Rassegna di volti e voci nuove”, della PRD.ART- ASIDAR di Roma. Da allora di tanto in tanto, continua a scrivere, con tanto amore e passione, esternando ogni suo pensiero, a volte trovando suggestioni della sua vita. La pubblicazione di quest’opera, vuole essere un modo per far conoscere ai lettori le emozioni, le sensazioni raccolte fino ad oggi con l’augurio che possano trarre spunti positivi per il proseguimento della loro vita. Vita difficile in cui ci si perde in un nulla: basterebbe riflettere solo sulle piccole cose e non cadere in alcuna tentazione o errore. Pasquale Lombardi

“Se vuoi un Dio, non cercarlo da nessuna parte, Lui è già dentro il tuo cuore, basta solo saperci guardare!” Arnaldo Lo Tufo

 

Presentazione

 

Questa raccolta è il frutto di tanti giorni, tante notti di Arnaldo Lo Tufo che ha condotto per diversi anni con tanta pazienza, sentimento e immutata serenità di scrittura. Tutto è iniziato una sera di giugno del 1970 quando passeggiando per le vie del suo paese, guardando le montagne che circondano Morano, ascoltando il canto degli uccelli che volavano liberi nel cielo, capì che erano giunte dentro di sé delle sensazioni che andavano ben oltre la sua capacità intellettiva. Si mise a scrivere su un suo carissimo diario, custodito gelosamente, tutto ciò che percepiva in quel momento, in quell’istante. Da allora sono passati diversi anni fino ad arrivare ai giorni nostri con lo spirito e la sincerità che accompagnano Arnaldo nel cammino della sua vita. Sono nate diverse preghiere tra cui Spicca quella a PADRE PIO nella quale racconta la sua angoscia per non averlo mai potuto trovare nella sua casa divina per fargli conoscere i suoi “peccati” e dargli la forza per farlo uscire da una crisi di sofferenza. Ma non solo preghiere, anche dediche scritte in modo affettuoso e sincero tra cui segnaliamo quella a suo padre Carmine dove parla della sua infanzia vissuta nella guerra sino ad arrivare ai suoi ultimi istanti di vita caratterizzati da una brutta malattia e tanta sofferenza. L’amore verso il suo paese d’origine, Morano, il contatto quotidiano con i Moranesi, gli usi e costumi, i pregi e difetti del suo paese hanno spinto Arnaldo a scrivere alcune strofe in dialetto maranese, ne segnaliamo alcune: quali: a vutta, allu mirchetu, a Don Micuzzu. L’occasione è giusta per tenere a battesimo questo libro di Arnaldo e per ringraziare tutti colori i quali hanno collaborato per la realizzazione dello stesso e con l’augurio che i lettori possano trarre dei buoni propositi di vita quotidiana. Pasquale Lombardi 

 

 

Un pensiero di Don Giuseppe Lombardi rivolto alle Preghiere di Arnaldo Lo Tufo.

 

Quando, Arnaldo, mi sottopose di dare un’occhiata ad alcune preghiere scritte da lui ebbi una lieve esitazione. Così presi tempo, ma una voce mi sussurrò di approfondire, quanto mi era stato sottoposto. Dopo averle lette, non posso che esprimere con gioia un pensiero positivo e stupore. Nelle preghiere scritte da Arnaldo Lo Tufo, preghiere scritte nel silenzio, con sincerità e verità, ho trovato che nel suo cuore c’è un angolo riservato al Signore!. Ecco perché le voglio racchiudere in questo mio pensiero. “ Signore, a te grido, accorri in mio aiuto; ascolta la mia voce quando t’invoco – Come incenso salga a te la mia preghiera, le mie mani alzate come sacrificio della sera” ( Sal.141,1-2 ) La preghiera, colloquio tra Dio e l’uomo, è sempre un incontrare colui che ci ama. Questo incontro deve perciò avvenire nella spontaneità e nella verità. E’ l’uomo debole, fragile che parla con colui che tutto può a se. “ quando pregate, non sprecate parole.” Ci raccomanda Gesù. E’ vero: spesso il nostro pregare è più un “ diluvio “ di parole anziché un stare ad ascoltare ed Ascoltarsi. Ascoltare: Dio non parla nel rumore o nel frastuono, parla nel silenzio. “ Ho ascoltato il Silenzio “ è il titolo di un libro scritto da un uomo che ha fatto esperienza di Dio in un monastero.
Ascoltarsi: mettersi davanti a colui che ci conosce nel più profondo del nostro essere. “ se la porta del mio cuore resta chiusa, o Signore, sfondala ed entra nel mio animo, non tornare indietro, o Signore! ( Tagore ) Ad Arnaldo Lo Tufo, con la Grazia del nostro Signore, la Benedico! . Don Giuseppe Lombardi 

Riflessione di una notte in montagna. Vuoi passeggiare in pace? Passeggia di notte! Perché di notte Si ha la dolce quietudine, con cui si Ascolta con gioia il dolce canto dei Grilli, che senza pausa cantano i loro Concerti. Se date uno sguardo verso il cielo potrete gustare i fenomeni delle minuscole stelle cadenti. Se un giorno deciderete di farvi una bella passeggiata di notte in fine possiate. Dire che quello che ha scritto queste parole non era un pazzo . Ma ogni riga che egli ha scritto ha il suo significato e quel pizzico di realtà . Arnaldo Lo Tufo 

Confidenze di sincere Amicizie.
Forse il mio non è il primo bacio, neanche il primo abbraccio ma capisco la debolezza delle giovani ragazze come capisco la tua. Ma so che il tuo corpo non è stato mai bucato da nessuna spada e così resto tranquillo anche quando sono lontano. Ti amo tanto perché sei stata sincera e per questo ti porto sempre nel mio cuore e nella mente. Se hai sbagliato prima, non importa perché il passato è già morto, quel che conta è il futuro, l’onestà, l’accordo, perché dove c’è l’onestà c’è pace e serenità. Arnaldo Lo Tufo 

A mia madre con affetto.
Arrivederci mamma! Per bisogni di lavoro io ti lascio e Partirò, ma un giorno da te io tornerò. Sarò molto lontano da te, ma nel mio cuore non ho altro che te. Nella mia bocca non c’è altro che la parola mamma! Mamma, come nella tua bocca non c’è che la parola figliolo! Figliolo. Perché io per te sono tutto il tuo tesoro come tu per me sei tutto il mio cuore. Io lavorerò molto lontano da te, ma il tempo passa e vola via e così tornerò al tuo fianco per un pezzo della vita mia. Arnaldo Lo Tufo 

Ad un mio caro amico dubbioso.
Nnun t’ innammurè mej i‘nna guagliona si prima ‘nna canusci bona, puru ca jè bella puri ca jè ricca, prima i t’innamurè i na guagliona l’haja canusci bona, cu jè e cu ‘nnu né, e’nnun creri mancu i genti i quiddru chi riciunu ra guagliona, o parlunu bonu o parlunu meli, na cosa l’haja creri sulu quannu a virisi cu l’occhi toj. Picchi i genti su tutti i na manera, e nisciunu ti rici: <> Arnaldo Lo Tufo 

Al bel Monte Pollino.
Pollino! Montagna di Morano, così alta così lontano. Pollino! Con la tua vetta sotto le nuvole che già nell’autunno ti copri di bianco. Di giorno la gente ti guarda da lontano e dice: Bianco è il Pollino l’inverno è già vicino!. Qualcuno si ferma ai tuoi piedi nell’autostrada, dove si sente un’ululare che fa risuonare l’eco delle tue rocce, dicendo: chi sa che freddo fa lassù che i lupi del Pollino scendono giù. Arnaldo Lo Tufo 

A una donna.
Perché!? Tu donna parli male dell’uomo del quale sei la compagna. Perché? Tu donna, detesti l’uomo e sai che non puoi fare a meno di lui. Tu donna che parli sempre dovresti tacere, se l’uomo ha sbagliato sei stata tu a farlo sbagliare. Tu donna dovresti ricordare il passato e tacere, perché l’uomo quando peccò per la prima volta, peccò con quella famosa mela che lui non inghiottì e d’allora l’hai fatto peccare ancora, ma lui ti ha perdonato. Quindi taci, non parlare male di lui perché se lui ha sbagliato tu ne sei la Complice e la sentenza condanna il Complice come il protagonista. E tu! Uomo, non rallegrarti, e no Sorridere affatto, perche anche tu hai le tue colpe! Piuttosto, abbi più forza e non lasciarti tentare. Arnaldo Lo Tufo 

Da una dolce avventura.
Quando sono lontano da te cerca di ricordarti di me, perché io ricorderò sempre il tuo dolce sorriso, i tuoi occhi brillanti come due perle, le tue labbra tremanti come una foglia soffiata dal vento. Le tue mani che accarezzavano il mio viso, come ora che sto per partire le mie mani asciugano le tue lacrime. Cerca di non tradire i sentimenti, e fai sempre quel che dice il cuore, e vedrai che fino alla morte, non ci sarà il giorno che ci diremo addio, e vivremo nell’Amore!. Arnaldo Lo Tufo 

Ad una cara amica.
Arrivai da lei che erano quasi le sei di sera, la trovai seduta vicino al camino con il fuoco acceso: aveva i gomiti sulle gambe e le guance tra le mani e la testa piegata giù. Mentre m’avvicinai la sentii singhiozza- re, m’avvicinai ancora e con una mano le sollevai il mento, lei guardandomi con le lacrime agli occhi mi disse: Sono tre giorni che mia madre mi ha lasciato e d’allora nessuno più mi ha parlato. Allora io le risposi: So che hai il cuore gonfio di dolore ma devi farti coraggio! Tanto alla morte nessun essere può sfuggire, anche se non abbiamo il coraggio di dirlo. Tutti i giorni ripetiamo le stesse parole: cresceremo, ci ameremo, partiremo, torneremo, ma mai dire” un giorno moriremo. Arnaldo Lo Tufo 

I Passeri di una sera. Era di sera che tornavo dal lavoro, il cielo si era oscurato con delle grosse nuvole: un’aria rigida faceva saltellare i passerotti, un brutto sospetto! Dopo aver mangiato salii nella mia stanza e mi sedetti davanti alla scrivania che era di fronte al balcone; mentre scrivevo su un foglio di carta un pigolio mi fece alzare la testa. Quando attraverso i vetri vidi dei passerotti saltellare sulla ringhiera, un pensiero mi fece alzare. Presi una fetta di pane, aprii il balcone e sbriciolai quel pane sulla ringhiera; quei passerotti non avevano paura, mi volarono intorno e beccarono quel pane come se fossimo stati sempre insieme come loro i padroni ed io il loro domestico. Arnaldo Lo Tufo 

A Santa Lucia.
Oh Vergine martire! A voi rivolgo la mia preghiera, Oh Vergine martire, quello che vi chiedo non lo chiedo per me. Oh Vergine martire! È per questa bambina che vi porge le mani per chiedervi qualcosa ma essendo cosi piccola non sa come. Oh Vergine martire, ciò che vi chiedo non lo fate per me, che sicuro ai vostri occhi sono un peccatore, ma fatelo per questa bambina, concedendole la vostra grazia oh Vergine martire, facendo si, che ciò che il male l’ha tolto, presto con la Vostra Grazia, il bene possa tornare in lei. Grazie! Oh Santa Lucia. Il devoto Arnaldo, per Maria Grazia, Amen. Arnaldo Lo Tufo 

A Nella con ricordi.
Per tanto tempo ho tenuto dentro di me quello che tu già sai. Cara Nella! Oggi noi tutti siamo qui a ricordare quel triste giorno in cui tu, per sempre, ci hai lasciati. Ora dentro ad ognuno di noi, ci sono tanti bei ricordi. Le tue amiche ti ricordano come l’allegria di tutto il rione, mentre io ricordo il tuo dolce sguardo, il sorriso che tu lasciavi ovunque tu andavi, quel sorriso era pronto per chiunque tu incontravi. Hai amato tanto e tutti, quel sorriso dolce e grande, per restarsene su questa Terra, così grande che il Signore ti ha chiamato per portarlo lassù. Ma nessuno di noi ancora lo sapeva. Ricordo il giorno che tu eri in quel bianco lettino e mi raccontavi: che un uomo, che tu già conoscevi, ti tese la mano per portarti via. Solo allora ho capito che stavi per lasciarci: in quel momento avrei voluto tanto abbracciarti e stringerti fra le mie braccia; ma in quel momento ho pensato che c’erano altri vicino a te, e che avevano più diritto di me. C’erano i tuoi fratelli, Carmelo, Fernando, tua sorella Maria Grazia, la tua cara mamma e il tuo caro papà che solo tredici anni in più di te, già da tanto tempo era lassù, pronto a tenderti la mano. Cara Nella io ti ringrazio perché non sei venuta più a baciarmi nei miei sogni, come hai fatto per circa un anno, perché? Ho chiesto a tanti di quei baci e tutti mi risposero la stessa cosa: che tu mi chiedevi perdono ed io non avevo nulla da perdonarti! Anzi, sono io, peccatore di questa Terra, a chiederti perdono ed a pregarti, che quando sarà la mia ora, di tendermi la tua mano, se la merito, per portarmi lassù. Addio Nella, con il ricordo più profondo che i tuoi cari possono Arnaldo Lo Tufo 

Ho Amato tanto.
Ho amato la vita e l’aria che respiro. Ho amato anche quel cane randagio, che pisciava sempre contro le ruote della mia auto. Ho amato anche quel paraculo che ha imbrattato di colore il mio muro. Amo il sole perché di giorno mi riscalda, amo la luna che anche di notte mi da quel pò di luce di speranza. Quel colore e quella speranza che molti non conoscono e confondono solo l’amore con il sesso. E da queste persone che non conoscono il significato Amare, li puoi voler bene quando vuoi, da loro puoi aspettarti solo del male. Ed io ho imparato a mie spese. Ma da tutto ciò ho imparato anche un altra cosa. Quello di sentirmi libero con la mia anima e la mia mente. Arnaldo Lo Tufo 

La sbandata.
Ricordo il giorno che ti ho incontrata, e con i tuoi occhi verdi mi hai incantato, ho Capito subito che m’ero rovinato ma al tuo primo sorriso mi era Sembrato d’essere in paradiso. E appena mi toccasti con una mano, come uno scemo mi sono innamorato. Ahimè che bel guaio, con il tuo sguardo. mi hai fatto dimenticare perfino chi amare. Meno male che ebbi una visione: vidi mia moglie e i miei figlioli, che vergogna provai davanti al mio Signore. Ma appena abbassai lo sguardo tu eri sempre là ed io ci sono ricaduto di nuovo come un baccalà !!! Ahimè che sbandata è questa qua?! Adesso per uscire da questo guaio qua come cavolo devo fa ?! Di sicuro mi devo dare subito una mossa altrimenti con un’altra scossa vado a finire in qualche fossa. E se avviene del vero sesso finisco in un processo. Ti prego Dio mio aiutami tu, perché non ce la faccio proprio più. Cosi appena mi svegliai subito via me n’andai, restammo amici per un po’, fino che un malinteso ci separò. Arnaldo Lo tufo 

Quelle Mani.
Era seduta di fronte a me, in quel treno 503: era l’intercity Roma Milano. Ed io a guardare le sue mani mi sono incantato. Quelle mani erano cosi belle, da far venire la voglia di accarezzarle e leccarle come una caramella. Quelle mani belle e snelle, con le dita lisce che si assottigliavano terminando quasi a punta. Le unghie lunghe e a forma di mandorle. Ad un tratto lei si accorse che la fissavo e subito dopo mi accadde qualcosa di strano. Mi sfiorò il viso con una mano Come se volesse accarezzarmi, dicendo: “ciao bello!” E svanì nel nulla come un uccello. Ormai non ricordo più nemmeno il suo sguardo. Ma le mani sì, quelli li riconoscerei anche da lontano.! Arnaldo Lo Tufo. 

La lontananza.
Amore mio, quando alla sera m’ addormento, sogno sempre che tu sei vicino a me, nei miei sogni ti bacio e ti abbraccio, stringendoti forte a me. Ma al mattino quando mi sveglio, devo dire che non è cosi bello, sapendo che era solo un sogno. In realtà devo dire la verità; a volte cercavo altrove tutto ciò che avevo già. Amore mio, in verità devo dirti che questa lontananza mi ha fatto capire quanto mi manchi e mi dispiace di non averti detto mai quanto ti amo. Amore mio, ora non mi resta di pregare Padre Pio, che mi faccia guarire presto da questa malattia. Cosi potrò tornare al tuo fianco e mostrarti quanto ti amo. Arnaldo Lo Tufo 

A Padre Pio.
A te, Padre Pio rivolgo la mia Preghiera, Oh Padre Pio! Anche se non sono venuto mai a trovarti. Ho sentito tanto parlare di Te dalla gente che racconta i tuoi consigli, i tuoi profumi, i tuoi miracoli, e le tue sofferenze. Oh Padre Pio! Vorrei tanto venire anch’ io, a San Giovanni Rotondo e pregarti da vicino, ma ho tanta paura dei miei peccati, perché nella sofferenza, nel dolore delle mie malattie, e nei momenti d’ira bestemmio sempre il mio Dio e i Santi; anche se subito dopo mi pento di averlo fatto. Ma la mia maledizione è quella, che appena si presenta un dolore ci ricasco come un imbecille. Oh Padre Pio! La preghiera che ti rivolgo non è quella di guarirmi, prima dei miei dolori, che sono cosi tanti e fastidiosi. Ma è quella di darmi la forza di non bestemmiare più il mio Dio e i Santi, che di sicuro non hanno nessuna colpa. Ti Prego oh Padre Pio, aiutami! Perché dal profondo del mio cuore sento che non vorrei mai farlo. Oh Padre Pio! Non ti chiedo un Miracolo per me, che di sicuro ai tuoi occhi sono un peccatore di questa terra. Ma ti chiedo solo di concedermi la tua grazia, quella di farmi sentire i tuoi profumi e di darmi la forza di andare avanti con la mia anima pulita, così quando sarà la mia ora, per tua grazia potrò presentarmi da avanti al mio Signore. Grazie, oh Padre Pio! Da oggi sarò un tuo devoto! Arnaldo. 

Abbracciami.
Abbracciami amore mio, abbracciami, perché c’è poco da capire, ti prego abbracciami perché a volte un abbraccio di un attimo può valere tanto, se ti da quella felicità che si sente dentro l’anima. Amore mio chi mi dà, quella felicità e mi tiene su, sei proprio tu. Abbracciami, abbracciami amore mio, e stringimi fra le tue braccia. Amore mio, vorrei raccontarti tante cose, ma parlare dopo tanta solitudine, mi accorgo che le parole giuste per cominciare non le so. Ma una cosa certa è quella che prima di cominciare a raccontarti quanto ho sofferto la solitudine, e quanto mi sei mancata, voglio pregare il mio Dio, in modo che mi faccia restare, anche se nella sofferenza, vicino a te, e quando saranno finiti i miei giorni, mi faccia morire fra le tue braccia. Mio Dio, ora il sole è già alto nel cielo, fai sì che quando tramonti, finisca anche la mia sofferenza!. Ora amore mio, spero che un giorno capirai quanto ti ho amato e quanto ti amo ancora, anche se non te lo mai detto a parole. Ma ora sento il desiderio di dirtelo, Ti Amo! Amore mio, Abbracciami! Arnaldo Lo Tufo 

Luna Blu.
Luna, Luna blu, illumini tutto tu. Illumina il mio sentiero, il mio cammino, il mio pensiero. Oh luna blu, ti ho visto adesso e non ti vedrò più. Luna blu oggi tu sei di una rara bellezza e splendore, che difficilmente vedrò ancora. Oh Luna blu, che peccato che domani non ci sei più. Luna blu, che peccato! Che quando sarai di nuovo qua, io sarò già nell’aldilà.. Arnaldo Lo Tufo 

Ad un caro amico.
Amico mio che sei lontano, vorrei tanto stringerti la mano. Ma la distanza è così tanta che non so nemmeno quanta. Ma tu sappi però, che nel pensiero io ti ho. Caro amico mio, alcuni dicono, che gli amici che sono lontani non servono a niente, ma hanno torto! Perché tu amico mio, che sei lontano, appena hai saputo che avevo bisogno mi hai dato una mano, mentre gli amici che avevo vicino, se ne sono andati quasi tutti in giro! Che strano!? E pure di amici ed amiche ne avevo tanti!? Ma al momento del bisogno, erano rimasti cosi pochi, che si potevano contare sulle dita di una mano. Allora ho capito, che da oggi, ti considero un vero Fratello, tua moglie mia sorella, i tuoi figli miei nipoti. Perché solo voi, mi avete aiutato senza alcuni interessi, ma solo con tanto amore e stima verso di me. Grazie amico mio. Arnaldo Lo Tufo 

U Vinu.
Quannu papà, si ‘mmbriacava, c’era mamma ca ni ‘mbarava, figghj meji, quannu sitisi jinddra, staniti sembri a tendu, speci quannu viritisi u malu tembu. Picchi quannu chiovi, papà si Ni ve ‘nnda candina, e pi fè u solitu brindisi chi Cumpagni, si jinghja tuttu quandu. E pi vi ‘ mbarè chi brindisi fè, vu ricu puru que, biccareddru meju ri vinu, tu alla morti e jè alla vita, quannu T’acchiappu ra lu culu, tannu ti lassu, qunnu ti sculu. Cusi nu biccheru tira lavutru, finu a chi si jinghja Cumi na spugna. Neta cosa ca na vija ‘mbaretu Mamma, jè ca quannu papà jija a la scola, avijari a chepu, chijù tosta i nu marmu. Pi dhri ca, jè rimasta anafabeta. Ma quannu si ‘mbriacava rivindava chiju bravu i nu geomitra ru cumuni, ca nun tenunu meji tembu pi pighje na misura. Jiddru inveci i viji, i misuraviri tutti quanti, jennu i nu muru a lautru, e i scaluni i cundava ruji voti, facennu ruji passi ‘nnandi e unu a retu, Quannu i jija bona!. Mo nu cunziju vu voghju runè, feciti cuma a mija, Ca vivu sulu acqua, e i misuri i pighju sulu cu metru, e u vinu u lassu a li previti pi ci fe a cumunijuna!. Arnaldo Lo Tufo 

Dolce mia Calabria.
Calabria! Dolce mia Calabria! Con i campi e i tuoi monti, fai da giardino a tutta l’Italia che ti sta intorno ; alcuni parlano male di te ma lo dicono solo perché loro non si guardano mai allo specchio e parlano senza conoscerti. Ma il tuo uomo che c’è nato conosce tutte le tue bellezze, perciò anche se ti abbandona, lui da lontano grida sempre: Dolce mia Calabria , un giorno torno da te ! Arnaldo Lo Tufo 

Volevamo un figlio.
Era un giorno d’Aprile Di tanti anni fa, quando quel Prete pronunciò quelle belle parole : << Amatevi e moltiplicatevi ! >> Da quel giorno passarono Alcuni anni e aspettai invano che arrivasse qualcuno, qualcuno a cui volergli bene, qualcuno o qualcuna per dedicargli amore e affetto ma questo non avveniva mai . Così persino una decisione ma il più brutto, di tutto ciò, fu la risposta: Non c’è niente da fare! ma io non mi arresi. E presto, io sorrisi, ne vennero due! Certo, sacrifici e dolori, ma anche tanta Gioia e amore. Arnaldo Lo Tufo 

Amore platonico.
Il tuo era soltanto un amore platonico Sentisti parlare di me da un tuo compagno di scuola. E tu uscisti pazza per conoscermi, facesti di me il tuo beniamino senza avermi mai visto . Dalle parole, del tuo compagno, tu credesti che io fossi un vero scrittore, o un poeta ! Invece, ti sbagliasti perché ero e sono un semplice operaio, che nel tempo libero si diverte a scrivere . Ora che sai la verità e mi conosci: mi ami ancora!? Arnaldo Lo Tufo 

Alla domanda ti rispondo.
Stai attenta ragazza! Perché l’amore è bello, ma è come una soffiata di vento , che passa in un momento. Se quel uomo che ami si trova lontano, e quando ti scrive leggi Ti amo, ti amo è certo che quell’amore viene dal profondo del cuore, ma se te lo dice quando è tutti i giorni vicino, quello non fa altro che prenderti in Giro! Arnaldo Lo Tufo 

Al mio Caro Papà!.
Un solo pensiero: Tu, il cielo e la terra. E dentro di me, il ricordo di alcuni passi della tua vita. La tua adolescenza, quando tu lavoravi ed altri studiavano. La tua gioventù. La partenza per la guerra. La tua fuga dall’Africa, per dare l’ultimo saluto alla tua prima cara amata. Poi la tua prigionia, la deportazione, in Inghilterra. Questi sono i tuoi racconti. Ma ricordo anche quando ero bambino, andavamo a pesca lungo i fiumi, e tu mi portavi a cavalcioni sulle spalle per non farmi bagnare i piedi. Ricordo la tua forza, il tuo coraggio. Ricordo, quando per la prima volta ti sentivo parlare in inglese. Ma questo era un tuo piccolo segreto che pochissimi conoscevano. Ricordo il nostro ultimo volo, Milano-Napoli. Ma poi incominciarono i guai, e tu incominciavi a chiuderti nel tuo silenzio. ma ancora per l’ultima volta sei voluto salire insieme a me e al nostro amico Renato sul Pollino. Ma questi sono solo bei ricordi. Poi la tua condizione di salute si complicò, hai dovuto rinunciare a tutto il mondo che ti stava intorno. Intorno a te c’erano solo i tuoi cari, che hanno fatto di tutto per non farti soffrire. Ma tu con il tuo silenzio, senza dir nulla ti stavi consumando, e stavi per lasciarci. Solo il giorno di Pasqua dicesti a me e ai tuoi cari che ti stavano intorno “LA MIA NUOVA CASA IN PERIFERIA L’HANNO APPENA FINITA. ORA POSSO ANCHE ANDARMENE. ASPETTO SOLO CHE VENGONO A PRENDERMI”. Cosi, dopo solo un giorno che Gesù se ne salito in cielo, anche tu senza dirci nulla te ne sei andato, lasciando un immenso vuoto in torno a tutti noi, ma, ora, ci resta di TE un solo pensiero: TU IL CIELO E LA TERRA. Papà! Mi manchi tanto. Tuo figlio ARNALDO. 

A Don Micuzzu.
Nu jorno camminannu pi vii i Murenu, mentri camminavu guardavu mbaccia a muru e mbaccia a na petra scarpidreta c’era scrittu: <> Nda quidru mumendu, du cirivedru mejo, je scatetu cumi na molla, nu filmu Janco e nivuru, e cera drommicuzzu, ca acchiana pa vigna ra signura, e cera puru u chenu, Max, ca caminaviri nadi, nadi, e jidru a pressu,a pressu cu tandi guaglioni appizzicheti alla vesta, ca aspitavumu chi ni fecija, a zichitignola, e vija facennu ni raccumannava sembri i nun fe arraggè i mammi nostri, e i nun pije vii storti. Chi picchetu ca nun ce chiù. Mi ricordu ancora quannu je mortu, ca u chiangijunu tutti quandi, zinni e granni, l’hannu chiandu puru i petri ra vigna ra signura, e i muri ra matalena, l’urmi, e tuttu Murenu!… oooh!… nun né, ca voghjio rì, ca i previti i mo, nun zu bravi! Ma Drommicuzzu jera Drommicuzzu!… Arnaldo Lo Tufo 

Allu Mirchetu.
Na Runinicarija, caminannu pi du mirchetu c’era na vecchiareddra chi liticaviri a la niputa picchi savija misu a ninigonna troppu curta, e quannu se cijicheta pi si misurè nu peru i scarpi, si virija tuttu. Mah! A ddri a viritè, forsi avija puru ragiuni, quiddra vecchijareddra, nunne ca avija tandu tortu, però se scurdetu na cosa, ca mò itembi su cangeti, e su diversi ri tembi soi, ma puru alli tembi soi, succirijanu i cosi curijusi!… Mi ricordu ca meddri jija fora, scinnennu pu pizzerreddru pi ji allu virelu, me scuddretu na bella fimmina vistuta a pacchijena, quannu tutta annavota je minetu na fuligheta i vendu, e quiddra vesta se javuzeta cumi a nu paracadutu, e se vistu tuttu lu pappamunnu a chijanura e puru a foresta tropicale. Mi ricordu ancora cavijari na speci i mutanda janca, e nacosa curijusa Jera ca cerunu tandi macchi , menzi nivuri e menzi russi, je ra poviru guaglionu ingenuu, aghiju pinzetu subitu ca savija tucchetu chi menu fatti i cevuzi russi, ma nun jera accussi!….. Quindi i fissariji succirijunu puru alli tembi soi. Sulu ca tannu nascijimu forsi cu locchi chijusi, inveci mo ancora a na nasci e già nimmbaranu lori a nuji. Nunnè ca voghiju critiche a nonnareddra, ma tannu jerunu avutri Tembi. mo ce u progressu, qindi chi i litichemu affè! Nama sulu abituè!? E cu usignuru na mani bona! Arnaldo Lo Tufo 

I Critichi.
Na matina prestu, mendre aspetavu ca Japijanu u cumuni, jeru assittetu supa a na banchina, e vicinu c’era nu gruppu i cristieni ca si lamindava ca u cumunu nun funzunava, e criticavunu ca i comunisti que,!… i cumunisti dre!… Ma je nda mendi mija madrimmannavu i quali comunisti parlavunu !? Picchì, quacchi comunista o politicu ca si proccupaviri i quacchi povaredzu, e i l’operaji, esistijanu na vota!.. quannu c’era,Drondecu Ferrari, Nicola e Carlu ri Carduni!… E navutru ca penzaviri cumma alloru jera mastru Anngialu, ma cu jidru africatura, jera una sulu. Ca nun avirari na bona pinna, e inveci i fe a motrici, i tuccaviri i fe sulu u rimorchio. Ma quidri jeranu avutri tembi. I partiti e i politici i mo, si puteri dri, ca su quasi tutti inamanera. Ognunu se fattu u partitedru sojo, sa nu fattu a cerza, sa nu fattu a vuliva, e mo sa nu fattu puru u ciucciaredru!.. Cusi, ognirunu cerchiri i si carrije, chiasseji linni allu foculeru soju, e ameri a cu teni veramendi visogno. Ah! Aspiteti na picchi, ma viju scurdetu, mo, namu fattu purul’urmu,… ma attendu guaglio! Ca savota i motu serre su già pronti!. Arnaldo Lo Tufo 

Nun jurichè.
Quannu virisi a unu cu u mussu fatti i sucu, nun u chiamè mei mussu lordu, picchi machera se scurdetu sulu i su stuiè, ma na cosa jè sicura, ca a panza, a tena chinia, a frigatura Jè pi quiddru cu u mussu u tena nettu, picchi nun sei, si sa stuietu, o nun né mengetu a nendi, e la panza a tena vacanda. Arnaldo Lo Tufo 

Prima i fe na cosa penzici!
Quannu u pecureru, jigna a sicchia , e ci tira na caucia, E’ megnu ca fe sicchè a minna a li pecuri, acussì, risparmia puru ri mungi. Arnaldo Lo Tufo

Si voji jiessi amicu.
Si voi stè amico cu chenu, e cu cumberu, Te ricurdè ca nun e fè rui cosi, a lu chenu, Nun a zambè, a cura, quannu rormiri e né A livè, lossu, quannu mangia. Mentre a lu cumberu, nun a tucchè mei, u Potafogliu, e né e guardè a cumbera. Arnaldo Lo Tufo 

Sgorghi.
Sgorghi acqua, sgorga da queste foci. Sgorghi, sgorga acqua, sgorghi e scorri lungo il tuo letto e bagni i piedi al mio paese che da secoli se ne sta lì aggrappato sulla collina. Solo l’aumentare della popolazione e l’allargarsi di case hanno deformato la sua forma. Sgorghi acqua, sgorga dalle tue foci, sgorga e sgorghi lungo il tuo letto dal Pollino fino allo Ionio. Ti hanno imposto il nome di Coscile, ma gli antichi ti chiamavano Sibaris. Sgorghi acqua, sgorghi e scorri lungo il tuo letto e fai vivere nelle tue acque splendide e cristalline le bellissime trote grigie, piene di puntini rossi, che sembrano piccole gocce di corallini. Sgorghi acqua, sgorghi e scorri lungo il tuo letto e anche nei tuoi piccoli ruscelli, facendo vivere ancora la rara specie di splendidi gamberi, che sono così pochi. Sgorghi acqua, sgorghi e scorri lungo il tuo letto, riflettendo l’immagine di chiunque si affacci ai bordi del tuo letto. Sgorghi acqua, sgorghi e scorri per sempre splendida e così pura. Arnaldo Lo Tufo 

Uomo Misero.
Misero uomo di questa terra! Tu che ti senti un signore Sappi che l’abito non fa il monaco, e la chierica non fa il prete. Sappi che quando mi chiami Barabba alle spalle, ti dovresti guardare allo specchio così ti accorgeresti quanto di Barabba c’è ne di più in te. Ma ricordi di guardarti allo specchio, quando sei sobrio se ne sei capace. E di farti un esame di vera Coscienza e di dire in pura verità a chi ti sta in casa e ti sta vicino che l’uomo che tu chiami Barabba ha fatto tanto per loro, ma ricorda di dir loro la verità se ne hai il coraggio. Misero uomo di questa terra ricordi che più volte hai sputato in cielo, e che ti è sempre ritornato in faccia. Perché continuare? Misero uomo di questa terra! Arnaldo Lo Tufo 

Un piccola Stella.
Ogni sera guardo quella piccola stella, verso il nord ed a sinistra del grande carro, per ricordare sempre dove ti ho lasciato. Certo che non aspetti più che io torni. Ma ricordo quando ti ho lasciato tu stavi per dare alla luce una piccola stella. Così anche se non l’ho mai conosciuta, l’ho chiamata Cassiopea. Anche se è così lontana per raggiungerla con un mezzo e conoscerla da vicino. So che la mente è più veloce della luce, così con la mia immaginazione posso vederla, anche da vicino. E’ vero! Dimenticavo non l’ho mai vista, ma in mezzo a tante altre stelle, di sicuro, è la più bella. Arnaldo Lo Tufo 

Coccole.
Ti piacevano le coccole per amarti ed io non l’avevo mai capito. Ti portavo regali tutti i giorni ma tu li accettavi quasi con freddezza ed io ancora non capivo. Preferivi le coccole ai regali ed io non l’avrei mai pensato Eppure ti amavo tanto. e tu amavi me . Preferivi che io ti abbracciassi e che ti accarezzassi ma io non osavo per la mia timidezza. Fino al giorno che tu mi abbracciasti davanti a tutti solo in quel momento mi sono liberato, da quella angoscia e timidezza che mi portavo dentro. Grazie per averlo fatto Ti amo tanto. Arnaldo Lo Tufo 

Amicizia.
Dolce amica mia, è una vera gioia stare in tua compagnia, la tua dolcezza e la tua simpatia danno gioia ed armonia, ma poi arriva il tempo di andare via e tu insisti sempre per restare ancora in tua compagnia. Dio solo, sa, come vorrei restare ancora qua, ma devo andare via e tornare a casa mia. Dolce amica mia, tu sei come un’ombra che mi porto via. Dolce amica mia, a volte ti trovo persino dentro i miei sogni, dove i nostri corpi si attraggono fra di loro con tanta armonia e tutto ad un tratto se ne scappano via. Dolce amica mia, ricordo che in un sogno ci prendemmo la mano e scappammo via, Via lontano dove nessuno osa. Chissà!? Se mai un giorno questi sogni diventeranno solo una leggenda?. Di fatti è solo un sogno con tanta fantasia. In verità mi piacerebbe che fosse…! Ma la nostra amicizia è basata in un reciproco rispetto più profondo. Arnaldo Lo Tufo 

I Sogni.
I sogni, una cosa misteriosa. I sogni di ognuno di noi, sono tanti e ne parliamo ovunque ci troviamo e con chiunque. Dei nostri sogni ne parliamo dentro casa, al bar, sui marciapiedi o seduti sulle panchine dei giardinetti delle nostre città. I sogni così ignoti e singolari. I sogni a volte sono belli, a volte sono brutti, a volte vorremmo sognare e a volte no. I sogni sono mistero del nostro inconscio. Spesso si sogna di notte, ma a volte si sogna anche di giorno e ad occhi aperti. I sogni, i sogni a volte con profondo mistero si trasformano in realtà. Peccato però che ciò accade solo con i brutti sogni. Arnaldo Lo Tufo 

Arriva.
Eccola è arrivata. Bella, candida e soffice se ne scende senza far nessun rumore. Leggera come una piuma se ne va di qua e di là come farfalline bianche. Scende, scende senza far nessun rumore posandosi ovunque leggera come una piuma Scende, scende silenziosa posandosi, colora tutto di un bianco splendore. Scende, scende ancora fino a che non splende il sole. Solo allora si scioglie silenziosa, senza lasciare nessuna traccia . Neanche quella che aveva lasciato una vecchia volpe. Arnaldo Lo Tufo 

Capriccio D’amore.
Facesti l’amore con lui solo per capriccio per punire l’uomo che avevi sposato. Le sue violenze a causa dell’alcol erano brutali. Le sue parole erano offensive per il tuo onore e dignità Perché tu non l’avevi mai tradito ma lui se ne inventava di tutti i colori. Allora tu l’hai voluto punire con un capriccio d’amore. Hai avuto tanto coraggio, anche quello di mettere al mondo un bambino solo per punirlo. Ora a quell’uomo con cui hai fatto l’amore avrai mai il coraggio di dirli… <> uomo questo è tuo figlio! <> figlio questo è tuo padre! E se mai avrai il coraggio di farlo, quell’uomo come la prenderà!? Arnaldo Lo Tufo 

Perdono.
Perdonami. Perdonami se puoi, se ho forzato i tuoi sentimenti . Ma tu stavi tanto male e io l’avevo capito. Tu avevi dentro di te un grosso nocciolo che da tanto tempo ti affliggeva, ma tu non riuscivi a buttarlo fuori . Io l’avevo capito e ti vedevo tanto soffrire, e a volte anche tremare. Ed io sentivo che dovevo fare qualcosa per aiutarti e l’unica cosa era quella di fare esplodere la tua angoscia che ti tormentava da tanto tempo. Ora ti chiedo solo di perdonarmi. Sicuro che con un po’ di fiducia per te ci saranno giorni meravigliosi, perdonami. Con tanta stima un sincero amico. Arnaldo Lo Tufo 

Vergine Maria.
Vergine Maria del Monte Carmelo Madre di tutte le Madri. Regina di tutti i Regni Madre di tutti i figli di tutti i regni. Tu che hai conosciuto la sofferenza, e il grande dolore per tuo figlio, prega anche per i miei fratelli. Chiedi per me, al Padre tuo Dio dell’Universo, che dia ai miei fratelli tutti e alle loro famiglie pace e serenità, salute e bontà e tanta umiltà. Vergine Maria del Monte Carmelo potrei pregare il Dio, ma a te che sei la Madre di tutti i figli e la regina di tutti i regni ti ascolteranno di sicuro. Grazie o Vergine Maria lì dall’alta Del Monte Carmelo vegli su tutti Noi. Amen. Arnaldo Lo Tufo 

Vorrei.
Vorrei scrivere di te tante cose, ma non posso. Vorrei parlarti di tante cose ma tu hai paura e scappi sempre via. A volte vorrei stringerti fra le mie braccia, ma solo per mostrarti affetto e darti quella sicurezza che ti manca, e che qualcuno doveva darti anni fa. Vorrei fare tante cose per te, ma non posso. Eppure so che ne hai tanto bisogno. Ora voglio solo dirti che dalla paura non si scappa via, ma si affronta. E se da sola non ne hai il coraggio ti prego lasciati aiutare. Tu hai un corpo perfetto, sano, sei una donna meravigliosa, perché?! Rovinare i tuoi vent’anni, e magari anche la tua vita! Ti prego, lasciati aiutare. Arnaldo Lo Tufo 

Nel mio cuore.
Cara penna, non fermarti scrivi alla mia compagna e scrivi che l’amo tanto. Dille che mi ha dato tanto anche se c’è stato un tempo in cui mi costava fatica a capire i suoi sentimenti. Scrivi che l’ho amata tanto. Scrivi anche che quando la sera resto con i compagni fino a notte inoltrata, nel mio pensiero non c’è che lei. Scrivi che se a volte tra il sorriso e il pianto, la mia bocca dice frase stonate, scrivi che è solo rabbia ed angoscia, e di sicuro non contro di lei. Scrivi penna e non fermarti. Scrivi alla mia compagna e scrivi che vorrei cantarle tante canzoni e far vibrare le corde della mia chitarra sotto le mie dita. Ma sono cosi stonato , peggio di una campana. Ciò che conta però è che il mio cuore vibra ancora accanto a lei. Arnaldo Lo Tufo 

Coraggio per vincere.
Ehi! Ehi!, non è il momento ne di piangere e nè di arrendersi. Ma è il momento di vincere e mostrare a tutti gli altri che non sei quella che dicono. Ricordi che il mondo è pieno di gente con la lingua biforcuta come quei serpenti che spruzzano veleno da lontano. Ma tu ricorda, che chi non ha paura sa schivarli, addirittura li cattura e magari ci fa la cinghia dei pantaloni con la loro pelle. Alza la testa e vai avanti con coraggio, senza fermarti ad ascoltare a chi vuole confondere la tua mente. Ehi! Ricordati niente paura, ma solo vincere. Arnaldo Lo Tufo 

Un sogno!.
O Signore, perdona il mio peccato! Perché i miei piedi, che non sono degni hanno calpestato il tuo Santo luogo. Ti prego, o Signore, fa sì che io possa testimoniare che gli occhi della mia anima, hanno visto il tuo Santo luogo e le orecchie del mio cuore, han potuto ascoltare la tua misericordia e la tua parola. Ti prego Signore! Affinché io possa portare la tua parola a tutti i fratelli, e che loro, con la tua misericordia, ascoltassero con le orecchie del cuore. Alleluia! . Arnaldo Lo Tufo 

Desiderio.
Ho sempre desiderato di fare un viaggio in terra Santa perché io potessi ringraziare il Signore, dicendo: Signore! Ti ringrazio perché i miei occhi hanno potuto vedere Il tuo Santo luogo, dove tu sei nato e morto per me. E salvarmi dai miei peccati, e quando sarà la mia ora ridarmi la vita eterna nel tuo regno secondo la tua volontà. Alleluia! A te Signore, lode e gloria nei secoli dei secoli amen. Arnaldo Lo Tufo 

Grido di supplica. Roma, 09/03/2001
O mio Signore, ti prego ascolta il mio grido di supplica. Aiutami in questa mia sofferenza. Tu, Signore, che sei così buono e misericordioso ti prego perdonami dai miei peccati e volgi lo sguardo verso di me e non abbandonarmi. Guidami o Signore, per le giuste vie, così, che io nel dolore non prenda la via degli empi e degli stolti. Ascolta! O Signore le mie preghiere, anche se sono brevi. Ti chiedo, o Signore di scrutare il mio cuore, Perché tu che vedi nel segreto e ascolti nel silenzio, prima che io ti chieda qualcosa, tu già sai di ciò che ho bisogno. Perciò Signore non abbandonarmi nell’angoscia perché solo tu signore puoi guarirmi! Signore sono ormai anni che soffro. Molti medici hanno fatto e fanno ancora del loro meglio, ma il vero medico sei solo tu Signore! Bastassi che lo volessi Signore; e punteresti un solo dito o capello e io sarei guarito per sempre. Se poi Signore, questa mia sofferenza, dovesse essere un castigo per i miei peccati, allora lo accetterò come un tuo dono, perché solo cosi posso capire la sofferenza degli altri e non mi rivolterò mai contro di te. Perché tu sei il Santo e il Signore dei Cieli e della Terra, e se tu non mi allontani, io voglio essere per sempre il tuo servo per glorificare il tuo Santo Nome in eterno. Arnaldo Lo Tufo 

Ti ringrazio. Roma, 8 marzo 2001 Che sia benedetto, Signore il tuo Santo Nome, in ogni tempo. Signore! Ti ringrazio per aver fatto scendere il tuo Spirito su un fratello o sui fratelli che io non conosco neanche. Un sacerdote mi consegnò una bustina e mi disse: <> e non aggiunse altro. In quella bustina c’era un bigliettino bianco, candido come la luce di un angelo, ma vi erano anche due banconote e non vi era neanche un nome, per dirgli, almeno, grazie. Ho pensato! Di sicuro sarà un fratello che conosce i miei problemi ma non so chi?! Signore! Tu che vedi anche nel segreto, ti prego affinché tu con la tua bontà, puoi far si che ti sia reso cento volte tanto. Signore, Ti prego di concedermi la tua grazia di toccare le mie labbra, cosi la mia bocca possa lodarti tutti i giorni. Signore non dimenticarti di un tuo servo e di assistermi nella mia sofferenza. Ti Prego Signore di non dimenticarti, neanche, del Fratello, che in segreto ha compiuto per me un gesto così importante. Sia benedetto il tuo Nome Signore, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen. Arnaldo Lo Tufo 

Gloria a te!
Gloria, a te o Signore, nell’alto dei Cieli e su tutta la Terra. Grazie o Signore che nei giorni di sconforto mi sei stato vicino con il conforto e la tua divina Misericordia. Lodato sia il tuo nome o Signore su tutta la terra, perché in me hai trovato compassione. Nonostante ai tuoi occhi sono un peccatore hai voluto mandare il tuo Santo Spirito su di me: ero in un lettino dell’ospedale San Giacomo di Roma,quando due suore davanti a me: suor Regista e suor Madre Superiore; mi consolavano e pregavano per me. Ti ringrazio Signore per aver ascoltato la preghiera dell’intero reparto Don Gnocchi, che nella domenica di Quaresima hanno pregato per me e Tu hai volto l’orecchio verso la loro preghiera e quando tornai tra loro mi fecero festa e i loro occhi erano pieni di gioia. Signore! Come posso dimenticare questo Tuo dono?! Ora non posso che affidarmi solo a te, e a quelli che con la tua grazia mi aiutano ma il tuo Santo nome e la Tua Divina Grazia restino sempre davanti a tutti. O Signore Padre Santo voglio ancora pregarti, affinché Tu possa far si che con la tua S. Comunione il mio corpo si unisca al tuo corpo, e al tuo Santo Spirito, servendoti per sempre. Amen. Arnaldo Lo Tufo 

Da solo!… Roma, 20/03/2001
Giorni di solitudine, grigi e dolenti, ho trascorso in un bianco lettino. I miei cari erano cosi lontani ed il loro conforto lo ascoltavo solo per telefono. Passavo le giornate con quattro ore di terapie insieme ad altri, poi di nuovo da solo. Sul comodino c’era un telefonino e quattro libri, che Suor Fabrizia mi regalò e la mia “Sacra Bibbia”, che ogni qualvolta leggevo un brano c’erano sempre dei versetti fatti per me, cosi sapevo che non ero mai da solo, che vicino a me c’era sempre il Signore, che mi dava conforto e quando io dormivo Lui vegliava su di me! Arnaldo Lo Tufo 

Non giudicare! Roma, 20/03/2001
Vai in pace donna! E non peccare più, non essere più giudice di un’altra donna come te. Se giudicassi quella donna dovresti sapere che nella Legge del signore, sta scritto: <> e non è forse vero che tu mi hai detto che se io te l’avessi permesso,ti sarebbe piaciuto unirti carnalmente con me ed hai peccato di adulterio!? Vai in pace donna! E non farlo più e forse, il Signore avrà pietà e misericordia di noi e ci perdonerà da questi peccati. Signore ti prego di avere misericordia di noi e di aiutarci a non essere giudici degli altri e di noi stessi e guidaci per le giuste vie. Arnaldo Lo Tufo 

Benedetto sia Tu Signore! Roma, 21/03/2001
Benedetto sia tu o Signore! e benedette siano le Tue mani e le mani dei tuoi angeli, che più di una volta con la Tua Grazia mi hanno preso. Tante volte stavo per inciampare nel peccato ed hanno raddrizzato i miei piedi per la giusta via! A voi fratelli di tutta la terra se mi doveste chiedere se esiste il Dio e il nostro signore Gesù Cristo, in verità vi risponderei di si! Perché se cosi non fosse, io sarei morto già da tempo. Nel luglio del 2000 camminai nel vuoto per alcuni metri ed ebbi solo paura, ma scendevo giù leggero come una piuma e non mi accadde nulla. Nel marzo del 2001, nella casa di cura Don Carlo Gnocchi a Roma, dove mi trovavo a fare terapia per alcuni problemi alle spalle, un giorno un gruppo di medici si dava da fare per salvarmi da un attacco d’ ischemia cerebrale; eppure dopo tre giorni rifacendo gli accertamenti, all’ospedale S. Giacomo in Roma, non risultò più nulla e stavo già meglio. Certo potete anche non credermi, ma non hanno creduto al nostro signore Gesù Cristo e l’hanno ucciso,come posso pensare che voi crediate a me?! Fratelli, io vi posso dire: abbiate solo fede in Gesù Cristo e Lui sarà sempre in mezzo a voi! Arnaldo Lo Tufo 

I Callunnijeti.
A tutti vui calunnijeti e scunzuleti, vi ricu nun vi proccupeti, tandu a missa si capisciri a chi pulpitu veniri. Pinzeti bonu a nu rittu andicu, chi ddriciari; ca i na malascica Ni po nasci na bonasca, e i na bonasca po nasci na malasca. E avijanu ragiunu. Ma i rui malasca, chi ni putija jessi, i sicuru na malasca, e puru fracira! Quissu, je quiddzu signiuru, ca appena se laurietu, se crerutu ijessi nu scinzietu, a cussi e scrittu nu libru interu. Ma ceri bisogniu!? Se sembri saputu, ca ndastu pajisu ci su Steti pecuri, vacchi, e crepi, e nun ne parletu meji nisciunu E mo chi ci su rimasti sulu tre crepi zoppi, e ruji su puru i soji, ceri visogniu ri parle ri cavuli i lautrzi. E possibili ca quissu nun ze ca i cavuli chiu grossi su attaccheti Alli corni ri crepi soji!.. Je evidendi ca quissu je puru nu zimmiru fissa. Arnaldo Lo Tufo 

Al nonno Ciccio.
Alla festa del 92° anno. All’inizio fa un pò di neve sulla montagna. Poi di solito esce una bella luna. Quella lunga si accorcia moltissimo, mentre le due, vanno a tre. In questa serata si è parlato tanto dell’anziano Ma anche dei giovani. Ecco nonno Ciccio! un grazie Per quello che hai fatto nella tua vita, per la tua famiglia e per i tuoi amici. Un grazie perché voi nonni avete fatto la storia, le battaglie per i nostri diritti. Quindi un grazie anche a te nonno Ciccio Purtroppo oggi i tempi sono cambiati, e non c’è più l’amore e il rispetto dei vostri tempi, ma e giusto di ricordarsi dell’anziano nonno e di non abbandonarlo. E voi Nonni, abbiate ancora tanta pazienza con noi giovani Mi ricordo il discorso che ha fatto Papa Giovanni dicendo a tutti; quando tornate a casa, Fatte una carezza ai vostri bambini, e ditegli, questa è la carezza del papa Ha voi giovani e bambini, io vi dico, fatte una carezza a tutti i vostri nonni, E con un sorriso ditegli questa e una carezza d’amore per te nonno, ti voglio tanto bene e ti porto sempre con me nel mio cuore. Ma tu nonno mio, abbi pazienza con me perché tu sei più saggio! auguri per la tua festa e che Dio ci accompagni con amore. Arnaldo Lo Tufo 

Hai bevuto di questa fontana.
Sono stato per te come una fontana d’acqua fresca. Che ogni volta che avevi sete, tu, aprivi il rubinetto. E ti dissetavi. Sono stato per te come Aladino, che ogni volta che tu soffiavi. Sulla lampada, io ero sempre pronto, a soddisfare ogni tuo desiderio, eppure tu, ad un tratto sei cambiata, e mi hai Chiuso la porta in faccia, senza che io ti abbia Fatto nulla di male. Anzi sono stato quell’amico che ognuno vorrebbe avere. E tu non hai capito nulla, cosa significa << Amicizia >>. Ma io rispetto la tua volontà, e ti perdono. Sappi però, che quella fontana, per te potrebbe anche Seccare, e non potrai più dissetarti!.. Arnaldo Lo Tufo 

A vutta.
Ogni vota chi jiju da lu funnicu ,je a guardavu, jera beddra tunna e chijatta jera misa da na sgognja, e menddre ca guardavu, na arsura da lu cannarozzu e mucca ma acchiappava, allura aghju pighjetu nu virduleddzu, e subitu du timbangnju ra tunna e chijatta ciaju fattu subitu nu buchiceddzu, e magju jindu nu bellu biccareddzu! Jera bellu, e russu cumi lu sangu, e nu prufumi, aaahhh!!!! Arrifrisca puru a lanima ri morti! E ciaju fattu puru nu brindisi alla saluta i tutti quandi. Biccareddzu meju ri vinu cu stu sapuru bellu e finu ti vivu Alla saluta i patrima chi te fattu, e puru i zu Pippinu!….. Arnaldo Lo Tufo 

Savija scurdetu i jessi nu zappaturu.
Signuri meji, nun vi scurdeti meji cu summu e i ddzu vinimu. Nun guseti meji ne arroganza ne ipocrisia, si nun vulitisi acchjiappe peggiu i unu ca avijia l’ortu vicinu a mia. Quissu, zappaviri a terra, ra matina facennu jiornu, finu a la sira facennu notti, e puru roppu, ca avijia tandu fatighetu, cumi a nu fissa sa vijiari puru scurdetu…. Sulu picchiì, avijari emigretu e avja cangetu misteru. Ma roppu treddanni, se ricotu allu pajiseddzu sojio, e nu jiornu jennu dal’ortu, savijia scurdetu puru i quiddzu atrezzu, ma jennu nandi e arretu, ceracchijapetu cullu peru a supa. Quannu lu manicu la arrivetu da lu mussu, se ricurdetu subitu cumi si chijiamava! E vucchijiannu je ddritti, stu cazu i crochjo!!! Beh! A morali, avitisi capitu ra suli, nun ce visonjo ca va spiegu!. Arnaldo Lo Tufo 

A Dio per i bambini di San Giuliano.
30 Ottobre, la terra trema a san Giuliano: 60 bambini entrano a scuola, ma la terra trema di nuovo, e tutta la scuola crolla. Di quei 60 bambini, solo 34 ne escano vivi. 26 muoiano sotto le macerie. Io prego il Signore nostro Gesù Cristo, affinché quei 26 piccoli Bambini diventassero 26 piccoli Angeli di Dio. Ti prego o Signore, fai sì che possano vedere la luce del tuo volto, e accoglierli fra le tue braccia. O Signore Ti prego di dare ai loro cari rimasti su questa terra Conforto e coraggio per andare avanti, se pur nel dolore, di non Restare confusi nella disperazione. A voi Genitori, dico, abbiate coraggio! E abbiate fede in Dio, Perche lui ha tanto amore per i vostri piccoli Angeli. Se poi vi fosse qualcuno che abbia delle colpe, che impari da ciò ché successo per causa propria, e che ciò non accada più, perche tanti bambini con le loro insegnanti non siano morti in Vano. E che il Signore vi possa perdonare! O Signore a te rimetto questa mia preghiera, e che sia fatta Sempre la tua volontà, amen. Arnaldo Lo Tufo 

Il paradiso è dentro di noi.
Ciò che dico, è molto difficile da comprendere, e pure è la verità Ciò che dico è molto difficile da capire, specie quando si soffre. E pure basterebbe pensare che ognuno di noi e un giardino del Signore, che ci dona gratuitamente, vuole solo che noi lo manteniamo pulito. Perche lui vi possa entrare con gioia e con amore. In questo giardino vi ha piantato tante cose, vi ha piantato per sino il seme della vita. Poi vi ha messo dentro anche un mare Con tanti piccoli e grandi fiumi, cosi questo giardino si possa irrigare perfettamente. Ora sta a noi di non agitare questo mare , con la menzogna, L’iniquità, l’idolatria, sta a noi , di tenerlo tranquillo con l’amore, la carità, e con il perdono. In fine vi ha costruito anche il suo tempio. Ecco! Questo giardino è il nostro corpo, il mare con i fiumi È il nostro sangue, il tempio è il suo santuario, che è il nostro cuore. Perciò teniamolo sgombro da ogni cosa, cosi il Signore vi possa entrare con tanto amore e misericordia. Arnaldo Lo Tufo 

Ti spogliano.
Il lupo, è spesso vestito d’agnello e se ne va in giro bussando e le porte E predicare il Vangelo. ma usa una strana dottrina, chi sa? di quale Matteo, Marco, Luca o Giovanni che sia, Son tutti strani e pieni di ipocrisia. Lui più che predicare ti lascia parlare, Così lui che è un astuto istruito Approfittando di qualche tua lacuna, Lui ti fa credere che è lui un grande qualcuno, E tu ti trovi con il portafoglio vuoto, e se sei Una donna, a volte ti trovi anche nuda. Solo qualcuno forte di mente, si salva, Mettendo in pratica un vecchio detto, che recita. Con alcuni Preti e cani è meglio stare con il bastone tra le mani. Perche fidarsi e bene, ma con attenzione è meglio. Arnaldo Lo Tufo 

Movenze.
A l’inizio il suo corpo si muove come una Libellula Poi si trasforma con movenze di un Bruco su una verde foglia. Prima incomincia tutto in silenzio, Solo un lieve respiro. Poi la sua bocca emana un suono che sembra Quasi un lamento, ma è quel dolce godere Che si scioglie in un profondo desiderio E quel corpo di donna, come il Bruco soddisfatta si stende su le foglie con immenso piacere. Arnaldo Lo Tufo 

L’ultima volta.
Ricordo ancora quella ultima volta. La guardavo, lei era in un ludico momento Ed anche io gioivo insieme a lei, Poi tutto ad un tratto, un lugubre attimo Entrò dentro di lei, e si accasciò a terra senza dir nulla, come una foglia che con i caldi toni In autunno si stacca dall’albero. I suoi occhi guardano il cielo Poi un lieve sorriso, l’ultimo respiro, E quel fiore di solo vent’anni!….. E tutto finì. Arnaldo Lo Tufo 

Una Rosa nel Parco.
Una rosa nel parco, ma non una rosa qualunque! È quella rosa che han piantato quelle care persone Che porto sempre nel cuore Con ardore e amore. hanno piantato quella rosa con mani pieni di calli E qualche piccolo solco sul viso Per il tempo già scorso, ma non ancora appassito. Di sicuro i petali di quella rosa In inverno cadranno, ma ogni primavera, quando con vigore spunta Il rosso bocciolo, mi fa ricordare sempre di loro. Ecco! Se pur è da sola, è , e sarà sempre Una rosa nel parco, che guardo con ardore. X . T. P. Arnaldo Lo Tufo 

A Robert Anthony Massaroni “ L’ultima Maratona “
Ti hanno generato due figli di emigrati Italiani. Ti hanno generato in una vasta terra che si chiama America, nella città di Filadelfia. Già da piccolo mostravi l’amore per gli altri, e sei cresciuto con l’intento di diventare qualcuno. E così fu! Ti sei laureato e hai insegnato, hai messo in pratica il tuo desiderio, quello di fare qualcosa per gli altri. Sei diventato anche un maestro di Arte Marziali e l’hai trasmesso a tanti altri. Poi sei diventato anche Campione del mondo, nella tua specialità, e sei diventato un mito. Poi è nato l’amore per Valeria, la donna Che hai sposato, e con ardore l’hai Amata. Tutto gioiva con armonia e allegria. Due biglietti per l’aereo erano già pronti: destinazione Italia. La terra, che tu amavi tanto. Noi ti aspettavamo con ansia per abbracciarti, ma questa era la tua volontà. Il destino, però, per te aveva riservato tutt’altra cosa, che nessuno conosceva. In programma c’era una Maratona, tutto è pronto. Tutti hanno acceso una fiamma per te! Si parte! 16 Km di corsa. Parte il cronometro, e con esso parte anche il destino di un campione. Quello di Roberto Anthony Massaroni. Il tempo passa, ancora pochi passi, e anche Roby. Arriva al traguardo, ma è la fine di una vita! Roby fece un ultimo sorriso, poi si accascia per terra, bastano pochi secondi, e qualcuno dice,…. Mi dispiace, Master Mass se ne andato! In quell’istante si alza un grido in coro che dice. Master Mass, his flame burns on! Maestro Massaroni, la tua fiamma resta sempre accesa. Addio Roby! Ti ricorderemo sempre. In memoria del M° Robert Anthony Massaroni. Philadelfia 1978-2007 Arnaldo Lo Tufo 

Ringraziamenti
Un vivo ringraziamento va a tutti gli sponsor che, con il loro contributo, hanno permesso la pubblicazione di questa mia prima opera di “Poesie, Dediche e Preghiere.” La mia speciale gratitudine va al mio Amico “Artista” Biagio Tramaglino per la copertina del libro e alla Signorina Mariangela Salvante per la sua preziosa collaborazione. Spero che ogni lettore possa prendere spunto da qualche brano, facendone tesoro nella vita di tutti i giorni. Un grazie a tutti dall’autore Arnaldo Lo Tufo 

One thought on “I PASSERI DI UNA SERA

  1. Questo mio Libro di Poesie ed altro, vuole essere un Omaggio a tutti i visitatori di questo mio blog.
    grazie per le visite!
    L’Autore Arnaldo Lo Tufo

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